“Il cyberbullismo è un problema moto diffuso nel mondo informatico, soprattutto in quello dei videogiochi e dei social tra gli insulti e prese in giro alle persone a cui si vuole recare un danno e farle stare male”
Cos'è il cyberbullismo?
L’espressione “cyberbullismo” è da alcuni anni impiegata per descrivere forme di aggressione, molestia e discriminazione che hanno trovato fertile terreno di sviluppo in tutte le nuove opportunità di comunicazione, condivisione e scambio di informazioni rese possibili dall’ormai diffuso e generalizzato accesso alla rete Internet. Ancorché privi della dimensione fisica e materiale che caratterizza i più classici episodi di bullismo, gli atteggiamenti riconducibili alla nozione di cyberbullismo non devono affatto essere sottovalutati: il contesto virtuale in cui essi si collocano e al contempo la sensazione di anonimato e impunità che l’uso di strumenti informatici può falsamente ingenerare negli utenti più giovani rappresentano elementi inediti e particolarmente allarmanti, in ragione delle conseguenze anche gravi che l’indiscriminato uso del web può determinare.
Il primo caso in Italia
Il primo caso di cyberbullismo è stato nel 2002 a Genova, la vittima di nome Carolina era una ragazza di 14 anni, sportiva, intelligente, purtroppo l’invidia è una brutta bestia ma soprattutto l’ignoranza dei suoi coetanei l’hanno spinta a togliersi la vita all’età di 14 anni. Ricorda così sua figlia Paolo Picchio, papà di Carolina, la giovanissima che nel 2013 si buttò giù dalla finestra di casa sua dopo aver ricevuto insulti e prese in giro sul web. La sua storia viaggia insieme a suo papà che ogni giorno rinnova il suo impegno per spiegare alle nuove generazioni che una parola fa più male di un pugno, va in giro per le scuole per parlare sul bullismo e il cyberbullismo dicendo che sono cose assolutamente brutte e se le vedi e ne soffri di dirlo subito a i tuoi genitori o denunciare nelle app realizzate apposta dalla polizia postale.
La lettera che ha lasciato Carolina
Le ultime gesta di Carolina hanno aiutato a migliorare il mondo, il padre nonostante sia addolorato per quello che è successo a sua figlia è contento che Carolina abbia avuto il coraggio di scrivere il motivo che l’ha spinta a compiere il gesto estremo. Nella sua ultima lettera Carolina scrive:
“Perchè questo? Bhè, il bullismo, tutto qui.
Le parole fanno più male delle botte, molto più male, ma io mi chiedo. a voi non fanno male? siete così insensibili?
Spero che adesso sarete un pò più sensibili sulle parole.
Non importa che lingua sia, il significato è lo stesso…”
La nascita del bullismo
La nascita del bullismo online è collegato allo sviluppo dei moderni dispositivi tecnologici. Le azioni del bullismo possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche e persecuzioni, di solito avvengono tutte in un ambito scolastico. Le nuove generazioni vivono in una società dipendente dalla tecnologia, e molti non sono in grado di distinguere ciò che è reale da ciò che è virtuale. Ma è vero che quello che succede nel mondo virtuale ti influenza anche nella vita reale, ecco perché un’azione di cyberbullismo può essere un pericolo serio per un individuo che è stato preso di mira.
Il cyberbullismo è emerso negli ultimi decenni, parallelamente alla crescente diffusione di internet e delle tecnologie digitali.
Le caratteristiche del cyberbullismo
Con l’evolversi della tecnologia e la crescita dei dispositivi connessi ad internet il bullismo ha preso nuove forme, come dice il nome in inglese “Cyberbullismo”(Bullismo elettronico) che appunto indica l’utilizzo di dispositivi informatici per sostanzialmente nuocere a qualcuno.
Il cyberbullismo ha delle caratteristiche specifiche:
L’anonimato, la facilità di accesso a pc, smartphone e tablet consente al cyberbullo di fare atti di violenza fisica e/o psicologica in anonimato, tramite i social network offendendo la vittima tramite la diffusione di materiale denigratorio come testi, foto e immagini oppure con la creazione di gruppi contro di esso.
L’anonimato, la facilità di accesso a pc, smartphone e tablet consente al cyberbullo di fare atti di violenza fisica e/o psicologica in anonimato, tramite i social network offendendo la vittima tramite la diffusione di materiale denigratorio come testi, foto e immagini oppure con la creazione di gruppi contro di esso.
L’ampiezza con la quale si possono espandere i materiali inviati sono molto oltre alla cerchia di conoscenti ed a volte questa cosa può causare problemi alla vittima presa di mira.
Un altro fenomeno tipico del cyberbullismo è il modo di svalutare la cosa da parte del carnefice etichettando le vicende come “scherzi” oppure scrollandosi le colpe di dosso dicendo “non è colpa mia” oppure “lo facevano tutti e io mi sono aggiunto, non era mia intenzione offendere si scherzava da amici.”
Nickname
Mettere un video online è illegale se non si ha il consenso dell’altra persona, inoltre un altro aspetto importante del cyberbullismo e che esso non si presenta in modo diretto, nessun faccia a faccia ma tutto dietro uno schermo dove nessuno può vederti.
Il bullo ovviamente ha sempre un nickname per nascondere il suo nome reale.
Perchè si diventa un bullo
Le motivazioni alla base del bullismo sono difficili da capire e molto spesso hanno un’origine profonda: dagli abusi che possono aver ricevuto i bambini, quando non riescono più a gestire la rabbia. Le cause di tale comportamento possono essere un sentimento di abbandono. Il bullo infatti è un individuo fragile, sofferente e mette in atto quel comportamento per prendere in giro il più debole. Di solito lo fanno per sentirsi forti e avere il controllo della situazione. Per assecondare la pressione dei problemi che ha a casa. Perchè ha poche competenze sociali e capacità di autocontrollo. Per affrontare problemi di autostima e di fiducia. O perchè sono stati a loro volta vittime di bullismo o di violenza. I ragazzi sono di solito più coinvolti in violenze dirette e fisiche mentre è più probabile che le ragazze agiscano ad un livello differente, tendono infatti a ferire gli altri attraverso la violenza psicologica, diffondendo false voci, rompendo legami di amicizia o promuovendo l’esclusione sociale.
Come diventa cyberbullismo
ll cyberbullismo definisce un insieme di azione fatte con degli strumenti elettronici come i telefoni, il cui obiettivo è recare danni ad un coetaneo.
Quando c’è stato il Covid, il cyberbullismo è esploso poiché tantissime persone utilizzano il web come forma di sfogo prendendosela con i più deboli insultandoli e facendo tante pubblicità fasulle apposta per ingannare le altre persone.
Il cyberbullo può essere definito come un soggetto normale, con età variabile tra i 10 e i 18 anni, nella vita reale può anche sembrare “innocuo”, ma che dietro lo schermo del computer perde tutti i propri freni e si lascia andare sull’ internet.
Intervista
Abbiamo intervistato un ragazzo di 15 anni a cui è capitata una tematica abbastanza delicata, il bullismo. Il ragazzo da quando aveva 6 anni è sempre stato preso di mira, e da quello che ci racconta che nessuno è mai intervenuto in sua difesa e gli stessi genitori hanno preferito non intervenire per evitare di peggiorare la situazione. Il ragazzo è stato preso in cura da uno specialista per questo motivo. Dopo una chiacchierata il ragazzo ci racconta che vorrebbe aiutare le persone che si trovano o che potrebbero finire nella stessa situazione in cui era lui ed è per questo che sta affrontando questa intervista e vuole rendere “pubblico” la sua storia.
Tutto ha inizio all’età di 6 anni, fin da piccolo ha avuto la sfortuna di provare e capire cosa significava essere vittima di bullismo.
I bulli iniziano da bambini la loro “carneficina” e ricordiamo che la cattiveria di un bambino fuori controllo non conosce limiti, forse anche grazie all’ingenuità che non riesce a rendersi conto di quello che fa. Per le madri di questi bambini è impossibile giustificare il proprio figlio che tratta male un altro bambino e allora invece di provare a capire il problema molti genitori ricorrono alla ramanzina che ovviamente non ha un buon effetto sul bambino. Forse è anche per questo che la cattiveria di molti non va disperdendosi crescendo ma si rafforza in età adolescenziale. Il ragazzo, nonostante questa situazione, non perde la voglia di sorridere e confida che la sua ragione di vita è racchiusa in una frase “Tanto poi esce il sole”.